PSICOLOGIA | sostegno e formazione a chi offre assistenza agli anziani

"Quel che si è ricevuto condiziona quello che si può dare" (Andrea Fossati)


Legami storici e attuali ma anche conflitti storici e attuali, gratificazione – frustrazione, perdita di reciprocità relazionale, sono tutti aspetti che condizionano il modo di prendersi cura dell’anziano da parte del caregiver.

Chi assiste tutte le fasi, in particolare quelle avanzate e terminali, di un malato affetto da demenza (malattia di Alzheimer, malattia a corpi di Lewy, demenza fronto-temporale, demenza in morbo di Parkinson, demenza da infarti multipli cerebrali e altri tipi di patologia degenerativa cerebrale). Ciò che accomuna tutte queste malattie è che chi ne è affetto va incontro a una progressiva perdita della capacità di relazionarsi con il mondo esterno.
Curare un paziente affetto da demenza non è un compito facile: la persona che abbiamo ora davanti non sarà più la stessa tra sei mesi, tra un anno. Vi sarà un momento in cui questi cambiamenti saranno più veloci e problematici e bisognerà essere pronti a far fronte a nuovi bisogni, cogliere le nuove necessità del paziente.
La persona malata diverrà man mano incapace di prendersi cura di sé, di utilizzare gli oggetti, di comunicare con gli altri, di muoversi. Tutto ciò renderà dapprima difficile e poi impossibile al paziente partecipare consapevolmente alle decisioni che lo riguardano, anche a quelle di ordine medico. Di conseguenza, quando insorgeranno delle complicazioni o dei problemi di salute nuovi, chi gli sarà vicino - la moglie, il figlio, una persona cara - dovrà “prendere le sue parti” per decidere con il medico e, in caso di ricovero, con tutta l’equipe, quale dovrà essere la cura più adeguata alla sua condizione, cosa lui stesso desidererebbe gli fosse fatto e cosa no. Questo è un compito difficile, al quale le persone in genere non sono preparate. (Tratto dal manuale Ring- Support for Caregivers).

Gli interventi di supporto a chi offre assistenza agli anziani affetti da demenza contemplano diverse aree di intervento (spazio psicologico d’ascolto, interventi “psico-educazionali”) che possono essere affrontate nel seguente modo:

Offrire uno spazio per poter parlare della nuova condizione personale e familiare
•Affrontare vissuti legati al ruolo di paziente e di caregiver
•Favorire la consapevolezza delle risorse personali, delle potenzialità di cambiamento, delle strategie funzionali alla cura di sé e al mantenimento di limiti protettivi nelle relazioni interpersonali

Programmi di stimolazione ed orientamento alla realtà dei pazienti
•Sostegno alla famiglia
•Formazione ed informazione
•Agevolare comunicazione tra famiglia e rete assistenziale
•Sostegno alle associazioni di utenti e familiari


Psicoterapia, se si ritiene opportuna in base al tipo di personalità e alle esigenze emerse da parte di chi ne fa richiesta. All’occorrenza, possono introdursi altre figure professionali, come ad es. il medico, esperti nelle terapie alternative, fisioterapista, nutrizionista, sulla base della valutazione delle caratteristiche della persona, delle proprie esigenze e del tipo di disturbo presentato.


Malattia di Alzheimer

La patologia Alzheimer prende questo nome dallo psichiatra tedesco Alois Alzheimer (1864-1915) che per primo ,lo studiò e ne identificò la gravità. Egli ne definì una serie di sintomi nel paziente anziano caratterizzati soprattutto da disturbi della comunicazione.
Il morbo di Alzheimer è una malattia la cui origine è ancora sconosciuta, nelle forme di demenza l’Alzheimer è la causa più comune (50-60%). In Italia ci sono 700.000-800.000 malati di demenza, di cui 500.000 di Alzheimer.
La demenza riguarda il 5% degli ultra 65 e il 35% degli ultra 80.
La malattia di Alzheimer provoca una degenerazione progressiva delle cellule del cervello, i neuroni; l’inizio è insidioso, l’evoluzione è lenta (anche 8-10 anni). Si presenta come un declino globale delle funzioni cognitive, caratteristica è la perdita dell’orientamento, mentre le funzioni motorie possono essere conservate fino nella fase avanzata della malattia.
Il morbo di Alzheimer è caratterizzato da un gran numero di sintomi, che esprimono la complessità e la variabilità della patologia, che non esclude alcuna area psicofisica della persona. L’aspetto di base è caratterizzato dalla presenza di un persistente deterioramento di una serie di funzioni neurologiche che compromette la capacità della persona malata di orientarsi nell’ambiente sociale/lavorativo. Le funzioni interessate provocano alcuni dei seguenti sintomi:
• Perdita di memoria: difficile da rilevare nelle fasi iniziali. Le persone iniziano a dimenticare ciò che hanno fatto e a dimenticare oggetti usati nel quotidiano (chiavi, occhiali, borsa, ecc.) e pongono ripetutamente domande tipo: che ore sono, che giorno è oggi, ecc.. Tendenzialmente la perdita di memoria è il primo sintomo;
• Difficoltà nel nominare gli oggetti: Si compiono dei giri di parole per identificare gli oggetti, non ricordandone il nome. Per esempio, al posto della parola forchetta dicono quell’oggetto che usi per mangiare.
• Problemi con le parole: Sia nello scritto che nel parlato. Confonde una parola con un’altra- parafasia verbale- ad es. campagna al posto di campeggio. Confonde le lettere all’interno delle parole, ad es. patre al posto di padre. Inventa nuove parole; nella fase iniziale della malattia, che può durare da uno a quattro anni, la persona è consapevole dei suoi difetti, così può utilizzare parole passe-partout, ad es. coso, roba, aggeggio, a termini di incertezza, come credo che, secondo me ecc.. La scrittura, in questa fase, oltre alle difficoltà già descritte per il linguaggio può presentare reduplicazioni e/o omissioni di lettere, soprattutto e,l,i, e di gambe di lettere, n,m,u, o sovrapposizione o spaziatura di lettere all’interno dello stesso vocabolo. Nella fase intermedia della malattia il malato inizia a manifestare una vistosa inerzia verbale, si esprime lentamente e si ripete spesso sia nelle affermazioni che nelle domande. Solitamente non esiste più una piena consapevolezza delle proprie difficoltà comunicative. Progressivamente, si presenta una scarsa qualità del linguaggio con una riduzione delle parole; nella fase avanzata, il paziente potrebbe smettere del tutto di parlare.
• Carenza di cura personale: i pazienti iniziano a trascurarsi: non si lavano, non si pettinano, ecc.;
• Le operazioni aritmetiche peggiorano progressivamente: i pazienti sono confusi con il denaro;
• Confusione e allucinazioni : I pazienti si perdono nei posti più familiari, nelle fasi avanzate della malattia, si perdono anche nelle loro stesse abitazioni. Può presentarsi vagabondaggio, a seguito del disorientamento spazio-temporale. Problemi nel comprendere le immagini o le relazioni spaziali causano allucinazioni e illusioni la cui conseguenza può essere l’aggressività verso le persone e i caregivers.
• Cambiamenti di umore: stati d’ansia, agitazione, aggressività, depressione ecc.;
• Compromissione della capacità di muoversi e comprendere usando i sensi: aprassia e agnosia . L’aprassia è la difficoltà a compiere dei movimenti, a vestirsi (si mettono gli abiti nell’ordine e/o nel verso sbagliato), perdita della capacità dell’uso delle posate ecc. L’agnosia è l’incapacità a riconoscere persone, cose, luoghi.
• Disturbi di personalità e/o del comportamento: tendenzialmente i pazienti iniziano a presentare dei cambiamenti di personalità. La sintomatologia si può manifestare attraverso comportamenti bizzarri, incoerenti, anche opposti rispetto al solito. Spesso i pazienti diventano irritabili, diventando anche aggressivi verso gli altri, perdono il controllo, mostrano una diminuzione delle inibizioni sessuali. Possono presentare anche sintomi depressivi, manifestando apatia, stanchezza, inappetenza e perdita di peso, tristezza, mutacismo, irritabilità.
• Disturbi del ciclo sonno-veglia: Questi sintomi generalmente si presentano verso la fase avanzata della malattia. Le persone mostrano disturbi di insonnia, spesso di notte sono più irritabili e aggressivi tendendo poi ad addormentarsi durante il giorno.

Le fasi della malattia

• Fase iniziale: lieve disorientamento spazio-temporale, deficit di memoria per eventi recenti, difficoltà nel reperimento di vocaboli, ansia e depressione reattiva.
Il problema più delicato in questa fase riguarda la consapevolezza da parte del paziente rispetto ai propri cambiamenti, tendendo a diventare melanconici, depressi, irritabili, ansiosi, ecc. Soffrono profondamente questa fase e con essi i familiari.
• Fase intermedia: disorientamento spazio-temporale, deficit di memoria ingravescente, deficit del linguaggio, aprassia costruttiva, aprassia ideativa, ideomotoria, aprassia dell’abbigliamento, agnosia, disturbi comportamentali, sintomi psichiatrici, incapacità di prendersi cura della propria persona, disturbi dell’alimentazione.
Anche se in modo discontinuo, i pazienti mantengono ancora un livello di consapevolezza sufficiente a mantenere i contatti con l’ambiente che li circonda e con se stessi.
• Fase terminale: completa perdita dell’efficienza cognitiva con incapacità a riconoscere le presone e i luoghi familiari, perdita della funzione del linguaggio, mutismo, aggravamento dei disturbi comportamentali, perdita totale dell’autosufficienza, incontinenza sfinterica.

Le modalità in cui si presenta la malattia variano molto in relazione alla gravità del danno biologico, all’associazione con altre malattie cerebrali – neurovegetative o vascolari – a variabili culturali, alla personalità del paziente prima che si ammalasse e infine in base al substrato sociale e familiare di supporto.

E’ importante comunicare con il cuore, in primo luogo in termini di empatia, l’interlocutore dovrebbe sempre cercare di immedesimarsi nel vissuto della persona malata e dimostrargli sollecitudine al fine di creare contatti emotivi significativi e capire meglio i suoi comportamenti, i suoi sentimenti e le sue emozioni. Gérard Le Goués (1991) utilizza il termine di “sapere affettivo”, egli dice che quanto più le espressioni verbali che traducono l’attività di pensiero risultano labili, tanto più il tono dell’interlocutore, il sentimento che trasmette, l’affettività sono riconosciuti e conservati dal demente .Per questo motivo l’attenzione va spostata all’intero nucleo affettivo-emozionale in cui vive la persona.