PSICOLOGIA | sostegno alla genitorialità

Nel corso degli anni siamo passati da una famiglia "normativa" (etica) con l’obiettivo di trasmettere valori e norme per fare figli adattati, cioè insegnar loro a stare al mondo, sino ad arrivare ad oggi con famiglie "affettive" con lo scopo di fare figli felici e protetti dove padre e madre svolgono sostanzialmente le stesse funzioni. Si è passato perciò da un piccolo selvaggio da educare al bambino da amare. A dispetto del clima quasi idilliaco che si respira nella moderna famiglia affettiva, i luoghi esterni vengono vissuti come potenzialmente pericolosi per la serenità familiare e lo sviluppo dei figli e ciò diventa un problema nel periodo dell’adolescenza, caratterizzato proprio dalla necessità di apertura al mondo ed all’ ingresso in una comunità più ampia. La famiglia oggi sembra essere messa al centro di ogni classifica ma in realtà c'è una sostanziale mancanza di sostegno sociale che porta ad un individualismo in quanto è assente oggi la condivisione delle responsabilità. LA NUOVA MADRE Esiste una prima fase materna ossia quella della "accomodamento" (adesione totale di rispetto ai bisogni del bambino) ed una seconda fase di “de accomodamento" e "inadempienza" cioè dalla possibilità bambino di viversi secondo quello che provoca (cioè quando agisce). Questa seconda fase è molto importante per la futura strutturazione della personalità. A questo riguardo viene riportato un esempio tratto da un articolo della Stampa di un ragazzino che aveva rotto una panchina per lasciare un segno. Molti di questi atti vengono letti con valenza unicamente distruttiva ma in realtà è il canale ad essere distruttivo con la volontà di lasciare un segno. Bisogna pertanto domandarsi che spazio hanno i ragazzi di oggi per poter lasciare un segno cioè per poter pensare che ciò che si fa può modificare la realtà e non solo consumarla (ovvero pensarsi artefice del proprio fare). Si può concludere, dopo queste riflessioni, che a crescere è un bel gioco che si alterna tra accomodamento e inadempienza. Tornando ad analizzare il ruolo della madre nella società odierna bisogna interrogarsi su quali sono le cose con le quali le madri di oggi devono fare i conti. Siamo in una fase di transizione da un modello all'altro; un modello vecchio non più valido verso un modello nuovo non ancora collaudato. Oggi la donna ricopre i diversi ruoli: quello di moglie, quello di madre, quello di lavoratrice ed in altri ambiti sociali con necessità di altre autorealizzazione dentro e fuori la famiglia nel lavoro e nella cura di sé. Questo passaggio crea un conflitto inevitabile all’interno della donna stessa che genera sensi di colpa e che può riversarsi sullo sviluppo del bambino (conflitto di interessi: far la mamma è una cosa buona- gratificante/ lavorare è utile e necessario). Dal senso di colpa scaturisce poi il bisogno di essere rassicurata sul fatto di “essere una buona mamma”, cioè di funzionare bene. IL NUOVO PADRE Il ruolo del padre è fondamentale in quanto si può affermare che il padre sia il "terzo" ovvero colui che si inserisce nel rapporto diadico e trasforma lo spazio. Questa trasformazione avviene in diversi ambiti: nel rapporto tra la madre e il figlio, tra fratello e fratello, tra famiglia e società e tra figlio e società. Ciò vuol dire che il padre è chiamato a mediare la relazione madre e figlio e le relazioni figlio- altri. Per fare ciò deve avere la capacità di sopportare la parte anche del somministratore di sofferenza. Somministrazione del testo del villaggio ai padri: si rileva che nel codice paterno è compreso lo spazio per il codice materno e viceversa; vengono inseriti dai genitori maschi sia la chiesa sia la fontana (principi di vita), il cimitero legato alla prospettiva, nel recinto sono stati collocati gli animali selvatici che equivalgono ai sentimenti ed all'affettività; nel suo insieme si tratta di un villaggio schematico in assenza di spazi vuoti dove c'è sempre un tempo per migliorare, dove esiste lo spazio per il gioco nonostante i molti confini inseriti. Il ruolo paterno è quello che più degli altri ha risentito dei mutamenti sociali. La maggiore difficoltà del padre risiede nel concetto di narcisismo, in realtà è la società ad essere narcisista e pertanto il padre, nel suo ruolo sociale sente l'esigenza di stare sulla scena e di sentirsi dire di essere bravo e di essere approvato da società e figli e pertanto non punisce , non prende decisioni ed assomiglia più ad una figura fraterna. (padre debole di Charmet). E’ un dato di realtà che il padre di oggi possa essere in ogni momento giudicato dei figli e da ciò nasce la difficoltà di entrambi genitori e tollerare le frustrazioni e pertanto la difficoltà a dire no per non sentirsi in colpa proprio per la paura di essere giudicato negativamente. La chiave di lettura è pertanto di tipo culturale e non unicamente sulle storie personali (Baumann, Guardami negli occhi quando dici no). Il padre assente, sempre secondo Charmet, delega invece il proprio ruolo genitoriale alla madre e compare raramente sulla scena famigliare determinando conseguenze negative per lo sviluppo dei figli. Nell'ambito dello sviluppo del bambino riveste molta importanza la coppia non unicamente intesa come genitoriale ma anche come coniugale in quanto le dimensioni di coppia è un fattore evolutivo di sviluppo anche se nella società attuale e più difficile da realizzare in quanto esistono molte coppie a tempo determinato. È molto importante la rappresentazione mentale come moglie e marito che c'è nella testa dei genitori per poter offrire una prospettiva positiva e i figli e cioè dargli la speranza di essere un buon compagno/a in futuro e ciò è valido anche per le coppie separate. Relativamente il concetto di rappresentazione mentale di adulto Ferrarotti sostiene: "Ognuno di noi è il segno stenografico, il riassunto di tutta una cultura deambulante che va in giro per il mondo, noi abbiamo alle nostre spalle la famiglia, il padre, madre, i nonni, e bisnonni che cantano dentro di noi, noi siamo anche loro". Il dottor Capello aggiunge a ciò anche tutte le altre figure adulte interiorizzate. Il concetto di adulto cui fa riferimento è quello di un adulto concreto e visibile che costruisce relazioni e che si confronta con le figure che adulte ancora non sono. La rappresentazione mentale influenza il comportamento La funzione di mediazione dell'adulto ha la funzione di educatore in quanto, secondo una citazione di Harenat del 1960: "Gli adulti rappresentano di fronte al giovane un mondo del quale devono dichiararsi responsabili anche se non hanno fatto loro e le desiderassero diverso. Questa responsabilità è implicita nel fatto che gli adulti introducono i giovani in un mondo che cambia di continuo. L'insegnante si qualifica per conoscere il mondo e per essere in grado di istruire altri in proposito, mentre è autorevole in quanto di quel mondo si assume la responsabilità. Di fronte all'allievo è una sorta di rappresentante di tutti cittadini adulti e ne indica i particolari dicendo: "ecco il nostro mondo".