PSICOLOGIA | problematiche relative all'invecchiamento

“Saper invecchiare è il capolavoro della saggezza ed è una delle cose più difficili nell’arte difficilissima della vita” (Amiel)

La vecchiaia non rappresenta più l’ultima, breve, fase della vita: il progresso della medicina, il miglioramento delle condizioni igienico-alimentari e dei ritmi di lavoro, una maggiore responsabilità nel prendersi cura di sé, consentono di vivere meglio che in passato e più a lungo. Un sessantenne “sano”, oggi, sa che, se non subentreranno malattie causate da errati stili di vita, può aspettarsi di vivere ancora per parecchi anni conservando l'autonomia e l’autosufficienza conquistate in gioventù. Si è dilatato, quindi, quel periodo della vita, un tempo definito come “pre-senilità”, in cui si mantengono, seppure con qualche variazione, le “abilità” dell’adulto.
Un importante problema e/o opportunità per l’anziano può essere la capacità di adattamento al mutamento.
L’anziano è definito solitamente di un’età superiore ai 65 anni. Questa demarcazione deriva più che altro da ragioni sociali che non da un improvviso decadimento psicofisico. Il limite suddetto era stato indicato dal Cancelliere tedesco Bismarck a fine 1800 per stabilire l’età del pensionamento, in quanto l’aspettativa di vita del periodo era di 54 anni.
I gerontologi, per fornire una descrizione la più dettagliata possibile sulle caratteristiche degli anziani, hanno diviso gli individui con più di 65 anni in tre gruppi, “i giovani-vecchi” dai 65 ai 74 anni, i “vecchi” dai 75 agli 84 anni, i “grandi vecchi” dagli 85 ai 100 anni e gli ultracentenari. La salute di questi tre gruppi differisce in modo significativo. Occorre, tuttavia, sottolineare che le differenze interindividuali tra gli anziani sono molto accentuate rispetto a qualsiasi altra fascia di età. A tal proposito si cita l’affermazione di Cesa Bianchi (2008): “ non esiste la psicologia del novantenne e del centenario ma ci sono tante psicologie quanti sono i novantenni e i centenari. Vari studi hanno mostrato che con l’avanzare dell’età le differenze interindividuali vanno ad accentuarsi.”.
Le differenze individuali che si evidenziano nella tarda età, sono determinate da diversi fattori, quelli genetici che definiscono il ritmo e la durata della vita, quelli culturali ed educativi il cui livello può influenzare la positività o meno dell’invecchiamento, i fattori economici, quelli sanitari, il fattore “personalità” il carattere condiziona l’invecchiare, il fattore famiglia, i fattori ambientali, quelli psicologici e sociali. Questa multifattorialità spiega l’esigenza di distinguere tre diversi tipi di età: biologica la potenziale durata della vita, che determina anche l’inizio biologico dell’invecchiamento (20-25 anni), psicologica la capacità di adattamento in base alle risorse cognitive e alle relazioni soggettive, l’invecchiamento da questo punto di vista può anche non sopraggiungere, sociale le abitudini e il ruolo sociale della persona in base alle aspettative del gruppo e della società, l’invecchiamento è datato a partire dai 65 anni.
Sulla base delle differenze interindividuali e delle molteplici determinanti che le comportano, gli studiosi Birren e Schaie (1996), hanno individuato tre tipologie di invecchiamento, primario, secondario e terziario. Il primo riguarda l’invecchiamento fisiologico, con le normali modificazioni legate a tale processo, il secondo concerne l’invecchiamento patologico, siamo in presenza di malattie organiche che, tuttavia, possono essere reversibili, il terzo riguarda il declino rapido ed irreversibile delle funzioni cognitive e vitali che conducono all’approssimarsi della morte.
In tutti i casi, gli approcci teorici su questa età della vita, considerano la “vecchiaia” come una fase dell’esistenza dinamica ed evolutiva, come momento di “re-visione” e “verifica” delle esperienze passate all’interno di un progetto globale in cui il vecchio può ritenersi soddisfatto se ha portato a termine i compiti prescritti dal vivere: lavoro, affetti e relazioni sociali (Adler A., 1933).
Le suddette affermazioni sono in linea con l’atteggiamento della geriatria che invita a considerare le “capacità residue” piuttosto che le “perdite” subite con l’età, incoraggiando la persona anziana a sentirsi ancora parte attiva nel determinare la sua vita.
Ovviamente il lavoro di sintesi sarà, per ciascun individuo, esito della ricerca effettuata nel corso dell’intera vita. Coltivando gli aspetti più spirituali dell’esistenza, la forza interiore, i valori, la persona anziana contrasta la disperazione e la demotivazione che inducono ad atteggiamenti marcatamente depressivi.
Seguendo la linea di questo discorso, diventa importante non solo la “cura”, ma anche la “prevenzione”, poiché prima di giungere alla condizione di “vecchio”, l’individuo attraversa una fase che fa da ponte tra l’età giovane-adulta e la vecchiaia. Questa “età di mezzo” è fondamentale per determinare la successiva vecchiaia, quindi per concentrarsi sulla realizzazione dei vecchi sogni e per appagare i desideri, preparando così il “terreno positivo e fertile” per il dopo.


Trattamento psicoterapeutico ad orientamento psicodinamico

La psicoterapia può prevedere diverse fasi con alternanza di interventi supportivi, volti a fornire alla persona uno spazio d’ascolto e chiarificazione, e interventi maggiormente espressivi, in cui sono favoriti approfondimenti analitici sul significato psicologico, relazionale e sociale che può sottendere un determinato disturbo o stato d’animo, favorendo e mantenendo un clima incoraggiante e collaborativo all’interno della relazione terapeutica, che sostenga la narrazione della propria storia di vita, attraverso una rivisitazione serena di eventuali personali rancori, rimpianti e pentimenti, al fine di ottenere un’autentica e benevola disposizione verso la restante parte della propria esistenza. La vecchiaia porta con sé fattori di disadattamento ma anche opportunità di riformulazione, di riorganizzazione e riattivazione di potenzialità individuali.

La psicoterapia, all’occorrenza, può richiedere la collaborazione interdisciplinare tra altre figure professionali, come ad es. il medico, il nutrizionista, esperti in terapie alternative, il fisioterapista, sulla base della valutazione delle caratteristiche della persona, delle proprie esigenze e del tipo di disturbo presentato.

"Occorre sì aggiungere anni alla vita, ma anche vita agli anni" (American Geriatric Association)