PSICOLOGIA | problematiche relative all'adolescenza

Nessun adolescente è senza problemi, senza sofferenza; forse l’adolescenza è il periodo più ricco di dolore della vita, ma anche quello delle gioie più intense. Il guaio è che si desidera fuggire da tutto ciò che si presenta difficile. Fuggire fuori da sé gettandosi in avventure dubbie o pericolose, trascinati da persone che conoscono la fragilità degli adolescenti. Fuggire dentro di sé, chiudersi dentro un guscio fasullo.
L’adolescenza è sempre difficile, ma, se i genitori e i figli hanno fiducia nella vita, tutto va sempre a posto (Dolto F., 1991) .

L’adolescenza, ricorda Anna Freud (1969), è una fase transitoria che si pone tra l’infanzia e il mondo adulto, ma mentre il mondo infantile è un mondo relativamente stabile da un punto di vista emotivo, l’adolescenza appare più un periodo di grandi mutamenti fisici, intellettuali, affettivi e sociali, i quali tutti finiscono comunque per avere una rilevante influenza sul mondo interno del giovane e sul suo modo di vivere ed elaborare mentalmente le esperienze con cui viene in contatto. Questa fase è un processo di sviluppo in cui l’individuo è orientato alla conquista di uno stabile senso del Sé (Spiegel L.A., 1964), e compie un drammatico e spesso tormentoso lavoro interiore per costruirsi una nuova e precisa identità (Erikson E.H., 1968); per fare questo passa attraverso conflitti e confusioni, prove ed errori, confronti e scontri, paure ed emozioni, in una situazione di incertezza e di dolore che costituisce il risvolto psicologico più profondo e impegnativo di questo periodo. Meltzer (1978) parla dell’adolescenza come di un processo di elaborazione della confusione.
Nella battaglia per crescere, gli adolescenti attraversano un conflitto, tipico di quest’età, tra uno stato di dipendenza e la lotta per affrancarsene.
L’adolescenza è come una seconda nascita che si realizzerà in tappe progressive. Talvolta si ha l’impressione di morire, dove si sa che cosa muore, ma ancora non si vede verso cosa si sta procedendo. Nulla è più come prima, ma si tratta di uno stato davvero indefinibile. C’è insicurezza, ci sono il desiderio di venir fuori e la mancanza di fiducia in se stessi. Considerata l’incredibile evoluzione che avviene in adolescenza, il giovane avrebbe bisogno di avvertire l’interesse dell’ambiente familiare, ma quando questo interesse si manifesta la sensazione potrebbe essere quella di sentirsi trattenuti nell’infanzia o, al contrario, spinti troppo in fretta a diventare adulti. In entrambi i casi si avverte un “blocco” a seguito di questa attenzione, mentre si sarebbe voluto un aiuto.
L’adolescenza è anche un movimento ricco di forza, di promesse e di vita: uno sbocciare. Come germogli che spuntano dalla terra, si ha bisogno di “uscire”. Uscire è abbandonare il vecchio bozzolo, è anche avere un legame d’amore. L’innamoramento, come l’interesse per le grandi questioni della vita, è proprio di questo periodo perché per l’adolescente amare con intensità costituisce un bisogno e un momento cruciale del suo sviluppo mentale.
La sessualità è un altro aspetto molto importante di questo periodo; i mutamenti fisici, connessi alla maturazione biologica e sessuale, costituiscono un vero e proprio trauma: l’adolescente sente che all’interno del suo corpo stanno avvenendo dei cambiamenti, e deve svolgere tutto un lavorio interiore per realizzare una nuova immagine di sé, cioè l’immagine del proprio corpo come corpo sessuato. Inoltre, il fatto di avere raggiunto la capacità riproduttiva rimette in discussione tutta la sua personalità, i suoi modi di pensare e sentire le sue difese, in una specie di terremoto mentale non facile da gestire.
L’appartenenza al gruppo dei coetanei è fondamentale per evolversi, il gruppo dei pari è sentito come quello che compartecipa e comprende i conflitti. Si hanno gli stessi riferimenti, un linguaggio codificato che permette di non utilizzare quello degli adulti e, allo stesso tempo, di distaccarsi da quello infantile; attraverso il gruppo l’adolescente può identificarsi per non sentirsi isolato e per condividere analoghi, profondi problemi di crescita e di emancipazione.
I modi che i ragazzi hanno di occupare il tempo libero o quello non strettamente scolastico, esprimono nel loro significato più profondo il bisogno spartire con i coetanei i problemi della costruzione della propria identità e personalità in un complesso processo di elaborazione interiore, nell’adolescenza, il tempo libero dagli impegni scolastici, occupato in attività varie, è un modo per fare esperienze, per provare sensazioni. Rappresenta un potente strumento di adattamento al mondo e di crescita psicofisica ed emotiva e, in questo senso eredita tutta una serie di funzioni che, nell’età precedente erano del gioco.
In quest’età, così difficile da decifrare, perché tutto può essere normale e tutto può essere patologico, il tragitto mentale che l’adolescente percorre si può definire sostanzialmente come un processo lungo e difficile di differenziazione e separazione dal mondo dell’infanzia e dei genitori in funzione de raggiungimento di una propria identità(Blandino G., 1995).
Nessun sintomo, nemmeno il più clamoroso, deve far perdere di vista la prospettiva globale dell’individuo, inteso come entità somatica, psicologica, sociale inscindibile; questa regola assume un’importanza cruciale nell’approccio all’adolescente, dal momento che è noto che a questa età la vistosità del disturbo non è direttamente proporzionale alla gravità dello stesso (Recrosio L., 1993).
Il sintomo non perciò enfatizzato, né ignorato, piuttosto contestualizzato, sia in senso intrapsichico che relazionale, ai fini di un’adeguata comprensione diagnostica; in tal senso è necessario mettere in relazione il sintomo con l’età cronologica, il livello di maturazione biologica, la qualità e le modalità di funzionamento del mondo mentale, la qualità delle relazioni con gli altri, le caratteristiche reali dell’ambiente.
Sete di conoscenza prima ancora che problemi sessuali, desiderio di comprendere, ricerca della propria identità, sforzo per risolvere le confusioni: vissuti nell’intimo della propria mente, spartiti e confrontati con i coetanei, agiti, apparentemente, contro gli adulti, ma nella sostanza con il bisogno della loro protezione e collaborazione, questi sembrano essere, in generale, i maggiori e più profondi problemi degli adolescenti. Comprenderli, prima di tutto, per gli adulti di riferimento, è un buon modo per aiutare i giovani ad affrontarli (Blandino G., 1995).

Trattamento psicoterapeutico ad orientamento psicodinamico

Il trattamento è volto principalmente ad accogliere ed accompagnare il ragazzo o la ragazza nel difficile percorso trasformativo della sua mente e del suo corpo. Al di là di un supporto psicopedagogico, dell’utilizzo delle interpretazioni e delle confrontazioni, l’obiettivo principale, una volta creatosi uno stretto e solidale legame, è quello di incoraggiare la capacità di progettarsi autonomamente, accettando la necessità di affrontare i rischi connessi al “nuovo”, allo “sconosciuto”, al fine di creare mete autenticamente soggettive.
Il percorso terapeutico è tendenzialmente preceduto da un inquadramento diagnostico, nel quale possono essere coinvolti i genitori, al fine di compiere un’adeguata analisi della richiesta e successivamente di offrire un percorso terapeutico mirato e adatto sulla base della valutazione emersa e dei bisogni presentati dal/dalla giovane.
Le varie fasi della psicoterapia potranno essere condivise con i genitori del ragazzo o della ragazza, concordando sempre e preventivamente la restituzione con lui o lei e scegliendo insieme come procedere, sulla base dei cambiamenti e delle esigenze evidenziate durante il percorso terapeutico.
I genitori, individualmente o in coppia, potranno a loro volta essere supportati da un terapeuta diverso rispetto a quello che segue il proprio figlio o figlia, necessariamente se sono presenti specifici disturbi, come ad esempio quelli relativi all’alimentazione.

La psicoterapia, all’occorrenza, può richiedere la collaborazione interdisciplinare tra altre figure professionali, come ad es. il medico, il nutrizionista, esperti in terapie alternative, il fisioterapista, sulla base della valutazione delle caratteristiche della persona, delle proprie esigenze e del tipo di disturbo presentato.