PSICOLOGIA | problematiche relative all'infanzia

“I bambini di sei anni ridono in media 300 volte al giorno, gli adulti solo tra le 15 e le 100 volte. E i bambini, per la loro immaginazione, inventiva e meraviglia sono tutti in qualche misura un genio, così come un genio resta in qualche modo un bambino.”

Nei bambini, la linea di confine che separa gli aspetti emotivi e comportamentali ritenuti nella norma dagli stessi aspetti considerati patologici, non è sempre così marcata.
I disturbi psicologici, tranne in alcuni casi, possono apparire simili agli stati d’animo normalmente sperimentati dai bambini, come la tristezza, la rabbia, la paura, l’eccitazione, l’inibizione e la solitudine. La differenza tra uno stato d’animo comune e un disturbo è l’intensità con cui l’emozione viene percepita, al punto da travolgere e compromettere le normali attività quotidiane, provocando sofferenza nel bambino.
In tal senso la fase di valutazione assume un’importanza fondamentale per capire quando particolari pensieri ed emozioni smettono di essere normali componenti dell’esperienza infantile e diventano patologici.

Nei bambini è molto importante tenere in considerazione che alcuni comportamenti sono normali, mentre risultano gravi e segnale di un disturbo psichiatrico se presenti in età adulta.
Nell’infanzia il contesto familiare va sempre tenuto in considerazione per inquadrare un disturbo. I bambini che vivono in una famiglia afflitta da situazioni altamente conflittuali, come ad es. nei casi di separazione coniugale aggravata dalla mancanza di consensualità, o in casi ancora più eclatanti di violenza domestica, possono sembrare apparentemente affetti da disturbi mentali.
I bambini, infine, devono essere posti nella condizione di potersi manifestare pienamente, tramite modalità consone al loro sviluppo cognitivo ed emotivo, prevedendo attività mirate e che facilitino la loro capacità di esprimersi. Per comprenderli e valutarli è importante coinvolgere attivamente gli adulti che si occupano di loro, genitori, insegnanti, educatori.


Trattamento psicoterapeutico in età evolutiva

Una prima fase comprende la valutazione, che si svolge attraverso l’osservazione del bambino durante il gioco. Anche il colloquio è un altro strumento elettivo per questa fase. Possono essere somministrati dei test a completare l’inquadramento diagnostico. Questo primo passo consente di chiarire se è presente un disturbo specifico e, nel caso, il livello di gravità del disturbo.
A seguito della valutazione si stabilisce se sia necessario intraprendere un percorso terapeutico e quale trattamento sia più idoneo al caso.
Molte volte i bambini possono mostrare dei miglioramenti a livello comportamentale ed emotivo già durante la fase di valutazione, poiché il bambino è stimolato ad esprimere la propria emotività e i propri pensieri, quindi posto in una condizione per sciogliere eventuali blocchi emotivi da cui possono dipendere i sintomi e i comportamenti ritenuti problematici.
Il percorso psicoterapeutico, se consigliato, sarà adattato al livello di gravità delle problematiche presentate e all’età del bambino. Il trattamento, soprattutto per bambini piccoli, comprende attività di gioco, attività di disegno e, nel caso il linguaggio sia sviluppato, colloqui.
I genitori vengono coinvolti attraverso colloqui di chiarificazione, con suggerimenti utili ad aiutare il loro bambino a superare la situazione di difficoltà ed, eventualmente, attraverso sedute di supporto psicologico.
Gli altri attori interessati nella crescita del bambino, come gli insegnanti, gli educatori, possono essere a loro volta coinvolti sia durante la fase di valutazione che di trattamento attraverso consulenze e colloqui.

Gli interventi rivolti ai bambini possono risultare decisivi per attenuare o evitare che la problematica presentata possa nel tempo evolversi in situazioni più gravi e cronicizzare.
I bambini hanno dalla loro una capacità di recupero molto più rapida rispetto agli adulti, per cui un aiuto precoce può essere molto efficace.

La valutazione e il trattamento, all’occorrenza, possono richiedere la collaborazione interdisciplinare di altre figure professionali, come il neuropsichiatra, o esperti in terapie alternative, sulla base della valutazione della caratteristiche del bambino, delle esigenze emerse e dell’intensità dei disturbi presentati.

Sono previsti anche:

Sostegno alla genitorialità
Interventi formativi nelle scuole su temi relativi all’affettività, ai disturbi dell’apprendimento, alla dipendenza da internet, al bullismo e cyber-bullismo
Supervisione agli insegnanti e agli operatori che lavorano nell’ambito dell’infanzia: educatori, assistenti sociali, care giver
Sessioni di musicoterapia individuali o di gruppo rivolte ai bambini e agli operatori dell’età evolutiva

I disturbi dell’infanzia più comuni sono:

• Disturbi d’ansia
• Disturbi dell’umore
• Disturbi del sonno
• Disturbi dell’attaccamento
• Disturbi dell’apprendimento (dislessia, difficoltà di concentrazione e attenzione (ADHD e iperattività), nello sviluppo del linguaggio, nell’elaborazione delle informazioni visive e uditive)
• Disturbi del comportamento
• Autismo



Autismo

“Per certi viaggi non si parte mai quando si parte. Si parte prima. A volte molto prima.” (Dal libro di Fulvio Ervas, Se ti abbraccio non avere paura)
L’autismo rappresenta una tra le più diffuse patologie denominate disturbi dello spettro autistico. Sono presenti disordini dello sviluppo che si manifestano tramite la compromissione delle relazioni sociali e della comunicazione, attraverso comportamenti inusuali e ripetitivi e un rallentamento dello sviluppo intellettivo, che a volte si traduce con delle disabilità intellettive.
Il disturbo autistico tendenzialmente si manifesta nel 1° anno di vita e quasi sempre entro i 3 anni. Si contraddistingue per:
Un attaccamento inusuale, o per una totale mancanza di attaccamento: i bambini autistici non rivolgono lo sguardo verso il genitore, non c’è un contatto oculare, non sono in grado di richiedere le coccole, di instaurare delle relazioni di scambio reciproco
Un’incapacità di indicare gli oggetti per comunicare (1° anno)
Un’attuazione di comportamenti ripetitivi e stereotipati, che impediscono loro di adattarsi ai cambiamenti, generalmente mal tollerati
Una difficoltà nel linguaggio e nell’articolazione, dal mutismo totale, a un ritardo del linguaggio o a un utilizzo peculiare del linguaggio
Capacità intellettive inadeguate

La gravità del disturbo varia da persona a persona. Si distinguono forme di autismo a basso funzionamento da forme di autismo ad alto funzionamento (Asperger). I bambini con sindrome di Asperger mostrano abilità intellettive più elevate e non manifestano un ritardo del linguaggio comuni invece ai bambini affetti da autismo classico. Gli Asperger, tuttavia, sono in grado di cogliere e comprendere solo gli aspetti letterali del linguaggio, non capiscono gli aspetti simbolici o ironici della comunicazione.

Nei disturbi dello spettro autistico si considera che ci sia un’incapacità ad immaginare cosa un’altra persona possa pensare, di conseguenza, secondo questa teoria, tale difficoltà porta a problemi di interazione sociale determinando successivamente problemi nello sviluppo del linguaggio.

Diagnosi e interventi precoci nell’ambito dei disturbi autistici consentono di ridurre la quota di disabilità intellettiva e ottenere dei miglioramenti psicologici e relazionali. Sono molto importanti, a questo proposito, gli interventi a casa e a scuola.

Trattamento

Il trattamento è solitamente multidisciplinare e utilizza approcci comportamentali intensi finalizzati a potenziare le competenze sociali e la comunicazione.