PSICOLOGIA | disturbi dell'umore

La vita è colma di dolore e sofferenza. (Principio buddhista)

E’ luogo comune equiparare la tristezza con la depressione. Nella pratica clinica, tuttavia, si riconosce che la persona depressa non è soltanto triste; vi sono sensazioni miste di pessimismo e di disperazione, e forse anche di rabbia. La depressione è perciò un’emozione mista complessa.
Gli studi condotti sull’argomento, hanno mostrato che la depressione è uno stato emotivo interno composto di molti elementi (Davitz, J.R., 1969): numerose descrizioni di stati depressivi evidenziano che vi sono sintomi fisici (stanco, assonnato), sensazioni negative su di sé (mi sento vulnerabile), impulsi all’azione (desidero ritirarmi) e modificazioni fisiologiche (non ho appetito). Non tutte le persone provano tutte queste sensazioni insieme, ma ognuno può descrivere alcuni di questi elementi, per cui tali sensazioni possono capitare a chiunque.
La depressione, se considerata da un punto di vista clinico, tuttavia, è un disturbo le cui manifestazioni sono significativamente debilitanti per l'individuo, che viene pervaso da un sentimento di invincibile tristezza associato a una mancanza di energie, anedonia, ovvero incapacità di godere dei normali piaceri, e disturbi vegetativi, tra cui problemi di alimentazione, sonno e autoregolazione. In questo caso si può parlare di depressione maggiore.
Non tutte le depressioni sono depressioni maggiori, ma si riconoscono altri due tipi di depressione: la distimia e il disturbo bipolare . Il tratto essenziale della distimia è una sensazione di tristezza insieme a determinati altri sintomi rilevabili nella depressione maggiore, che durano da almeno due anni. Nella depressione bipolare, lo stato depressivo è preceduto o seguito da uno stato cosiddetto maniacale, in cui la persona può sentirsi molto bene e in grado di affrontare qualsiasi sfida; in realtà il soggetto può mettere in atto comportamenti a rischio per sé e per gli altri, ad es. spese eccessive o un’attività sessuale indiscriminata, senza alcun senso critico rispetto alle proprie azioni.
Depressione endogena e depressione reattiva: durano molti mesi o più e riducono la capacità di funzionare normalmente. Oltre a sensazioni e pensieri tristi, vi sono disturbi del sonno, dell’appetito e dell’attività in generale; può aumentare il rischio di suicidio. La depressione reattiva, a differenza di quella endogena, è generalmente innescata da un evento specifico come la morte di una persona significativamente importante, la perdita del lavoro, un grave insuccesso scolastico o il rifiuto o l’abbandono da parte di una persona amata. Le depressioni endogene, invece, si verificano all’improvviso e in genere senza un evento scatenante preciso.

Le cause della depressione
Le cause più evidenti della depressione sono gli eventi di vita spiacevoli e disturbanti (la morte di una dei genitori, del coniuge o di un altro membro della famiglia, la perdita del lavoro, una mancata promozione o un altro segno di svalutazione, il mancato raggiungimento di obiettivi importanti e altre perdite personali come la separazione e il divorzio.
Le persone che sviluppano uno stato depressivo, sono tendenzialmente vulnerabili; tale vulnerabilità può essere collegata ad esperienze che si sono verificate molto prima dell’evento negativo, ad esempio la perdita precoce di un genitore durante l’infanzia (Brown e Harris, 1978); tendenzialmente le persone che sviluppano una depressione, hanno una percezione di se stessi come persone incapaci, inadeguate, prive di valore e fallimentari e vedono il futuro come negativo. Le persone che tendono ad autorimproverarsi quando le cose non vanno bene e a valutare gli eventi in termini estremi, come buoni o cattivi, hanno uno stile cognitivo che predispone alla depressione (Beck A., 1983).
Le depressioni possono verificarsi anche in situazioni non prodotte da eventi spiacevoli. In tal caso si ipotizza che la depressione potrebbe risultare da diminuzioni nella disponibilità dei neurotrasmettitori cerebrali, in particolare della serotonina e/o della noradrenalina.
Secondo l’approccio psicologico ad orientamento psicodinamico, qualunque componente biochimica vi possa essere, le persone esperiscono la depressione sul piano psicologico come un disturbo dell’autostima nel contesto di relazioni interpersonali fallimentari. Queste relazioni dell’infanzia vengono interiorizzate e possono successivamente, in età adulta, essere riattivate con l’esordio di disturbi affettivi. Il tormentato mondo interno delle relazioni oggettuali viene allora esteriorizzato anche nell’ambito delle relazioni attuali nel mondo della persona (Strupp et al., 1982).
Non c’è dubbio che nessun modello sembra in grado di esaurire la complessità dei problemi posti dalla patologia affettiva ed è molto probabile che la miglior comprensione esplicativa di tale sindrome possa risultare dall’integrazione di almeno tre modelli: psicologico, biologico e sociale (Giberti, 1985).

Depressione e malattia fisica
Molte malattie causano la depressione; per esempio l’ipotiroidismo, cioè l’insufficiente funzionamento della tiroide. Il morbo di Cushing, una disfunzione delle ghiandole surrenali, tende spesso ad essere associato alla depressione.
Questo tipo di connessione talvolta si riscontra in persone affette da sifilide, sclerosi multipla, mononucleosi, cancro al pancreas e colite ulcerosa. Non è sempre chiaro se la malattia o la conoscenza della malattia causi la patologia affettiva, ma talvolta l’associazione si riscontra anche quando il paziente è inconsapevole della malattia.
I medici hanno scoperto che alcuni farmaci possono indurre depressione in persone particolarmente sensibili; ne sono esempi, alcuni agenti antiparkinsoniani come L-dopa e vari ormoni come il cortisolo, gli estrogeni e il progesterone. Sembra, perciò, che anche squilibri nei neurotrasmettitori cerebrali e modificazioni dei vari livelli ormonali, possano provocare depressione (Plutchik, 1996).



Si può concludere che la depressione può essere causata da più fattori: psicologici, biologici e sociali. E’, quindi, necessaria un’attenta valutazione diagnostica per comprendere quanto ciascun fattore interagisca con gli altri e di quanto ne sia “percentualmente” responsabile nel determinare il quadro clinico e il suo decorso, stabilendo di conseguenza il trattamento più opportuno.

Trattamento psicoterapeutico ad orientamento psicodinamico

Nell’ambito della relazione terapeutica si promuove un clima incoraggiante e collaborativo; attraverso l’ascolto empatico si esplorano insieme alla persona le cause sottostanti la depressione, fornendo, innanzitutto, supporto e comprensione e successivamente aiutandola a raggiungere un maggior grado di coscienza delle proprie dinamiche interne, per favorire una diversa prospettiva rispetto a nuovi possibili modi di vivere.

La psicoterapia, all’occorrenza, può essere integrata con la farmacoterapia, a seguito di una valutazione del caso, per equilibrare il tono dell’umore e supportare il percorso terapeutico.